Quest’anno ho fatto 25: i venticinque dischi che ho amato e ascoltato di più nel 2025. Una grande riscoperta del folklore: in dialetto, in un mondo queer, rurale e mitologico, in lotte di classe, dischi flottiglia o di millenario pacifismo anticapitalista. Persi in un luna park di montagne russe tra pop e rap, euforia, haunted house, treni ambient, foreste elettroniche, collage e bambinesche evasioni. Sono commuting urbani e stanze con preziosi arazzi di voci, jazz e gospel; tra estasi di sante, neologismi, gioia, avanguardie, tristezza al rallentatore e poesia, incapsuliamo in lacrime d’ambra i suoni e le visioni di questo 2025.
1. César y su Jardín – Corre y suelta a los perros
L’eredità della tradizione del folk messicano del son jarocho diventa un dionisiaco spazio che combina camera, samba, jazz e progressive. Corre y suelta a los perros è un’opera prima di una bellezza acerba, pura e istintiva, una vera e propria messinscena sonora che oscilla tra introspezione, festa e improvvisazione. Forte di un passato da performer, César e i suoi musici ci invitano a banchettare in un irresistibile giardino di festa queer.
2. Oklou – Choke Enough
Il debutto di Oklou è uno di quei dischi che occupano uno spazio, ma sono impalpabili, trasmettono vibrazioni dal futuro, eppure evocano epoche passate: tra arpeggi euro-trance, arie antiche e medievali e un’estetica massimalista, sublima elettronica e hyperpop. Choke Enough è sospeso tra l’ipnagogia e l’estasi, capace di catturare quel limbo contemporaneo che oscilla tra il doomscrolling e una pura, bambinesca evasione.
3. La Niña – Furèsta

Il progetto de La Niña fa il salto di qualità, nonché di pubblico, grazie anche a uno dei singoli – Figlia d’ ‘a Tempesta – e dei concerti più travolgenti dell’anno. La grande tradizione della canzone napoletana si gonfia ora di rabbia e di lotta, ora di ricordi fiabeschi e d’incanto, senza perdere lo sguardo sul contemporaneo e le sue sonorità, in un disco flottiglia che salpa dal golfo di Napoli per abbracciare il mediterraneo e il mondo intero.
4. Jim Ghedi – Wasteland
Tra alcuni brani inediti e altri frutto di un lavoro di ricerca d’archivio di canti del repertorio inglese – spesso legati alla working class – che rivivono in una lotta di classe contemporanea, Wasteland è il punto di arrivo del folk rock di Jim Ghedi. Di ritorno nello Yorkshire, dopo un viaggio che l’ha portato a spasso per l’Irlanda, è un disco di uggiose lande folk, sferzate gelide di violino e chitarre dark che virano i toni su un bellissimo e minaccioso doom folk.
5. Javiera Electra – Helíade
Il debutto di Javiera Electra, ispirato al mito greco delle Eliadi, sublima l’esperienza transgender in un bellissimo lavoro art pop che affonda le sue radici nelle sonorità del folk cileno – il bolero, la cueca – e il progressive. Disco con il cuore in mano, che sgorga tra le sue note ambra preziosa – come le lacrime delle sorelle di Fetonte – capsula del tempo, dei ricordi e del dolore – come in uno dei singoli più belli dell’anno, Lágrima del sol.
6. Nourished by Time – The Passionate Ones
Da Baltimora a Londra, passando per New York, The Passionate Ones è uno dei dischi bedroom-pop più belli dell’anno. Canzoni lo-fi tra R&B e chillwave, nostalgia a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90, prêt-à-porter per il commuting urbano, una propensione melodica da sing along, canzoni che non sfigurerebbero in un club per losers. Siamo sopraffatti dalla vita, dall’attualità, ma ci proviamo comunque a portare a casa la giornata, con passione.
7. Annahstasia – Tether
La voce più bella dell’anno. D’altronde il disco inizia con Be Kind, che s’apre di sola voce, a mettere un punto alla questione. Basterebbe questo per spingere all’ascolto di Tether, ma qui ci sono anche l’ispirazione e le canzoni – la bellissima Villain. Annahstasia costruisce attorno alla suo prezioso arazzo vocale e alla sua chitarra, un folk intimo e delicato, tra piano, piccola camera e gospel in un segreto di cui prendersi cura.
8. Oneohtrix Point Never – Tranquilizer
Ne ha fatto di strada Daniel Lopatin negli ultimi anni: tra i crediti dei dischi di una delle maggiori popstar contemporanee, The Weeknd, e le colonne sonore per i Safdie in odor di Oscar. Con Tranquilizer il producer statunitense segna un po’ un ritorno alle sue sonorità originarie ora più orientate verso un flusso omogeneo di elettronica ambient: tra le sue utopiche architetture, vaporwape, progressive, collage e décollage, in uno dei suoi dischi più belli.
9. McKinley Dixon – Magic, Alive!
La poetica di Dixon sposa spesso il what if, alla ricerca di altre vite possibili oltre la centrifuga sociale dell’esperienza nera, tra marginalizzazione e razzismo. Un concept album sul riportare in vita un amico, tra il lutto, la scrittrice Toni Morrison – grande ispirazione per McKinkley – e la perdita dell’innocenza. Magic, Alive! è così un bellissimo disco di jazz rap e gospel, inno all’amicizia, dalla strada allo studio di registrazione.
10. Širom – In the Wind of Night, Hard-Fallen Incantations Whisper
Dopo The Liquified Throne of Simplicity del 2022, non era facile per il trio sloveno fare di nuovo centro con il loro folk immaginario. Ancora una volta la mole del disco è impegnativa – 74:19 – con tracce che arrivano a lambire i 20 minuti; ma una volta che parte il treno è impossibile non rimanere piacevolmente intorpiditi da questo paesaggio di strumentazioni, una magica esperienza di astrazione dalla realtà tra free folk, post minimalismo e drone.
11. Bad Bunny – DeBÍ TiRAR MáS FOToS

Il disco più bello di Bad Bunny è anche il più ascoltato del 2025 nel mondo. Un trionfo di pop latino, dove il reggaetón convive felicemente con altre sonorità percussive tipiche di Puerto Rico, in fondo il disco ne è un sincero omaggio e celebrazione; s’interroga sul suo presente, tra anticolonialismo e gentrificazione; certo, a patto di far pace con l’ingenua incoerenza del suo autore.
12. Ichiko Aoba – Luminescent Creatures
Impostiamo sul navigatore le coordinate 24° 3′ 27.0″ N, 123° 47′ 7.5″ E, per trovarci sulla sommità del faro dell’isola di Hateruma, magari in una lunga aurora senza fine che annuncia il giorno, come il folk sospeso della cantautrice giapponese; chitarra e voce, piano e timide orchestrazioni, in un lavoro di sottrazione ed equilibro che sposta l’asse della sua musica in una magia fuori dal tempo.
13. Erika de Casier – Lifetime
Tra le alfiere di un R&B contemporaneo con la macchina del tempo impostata sulle magnificenze del genere tra gli anni ’90 e i 2000, Erika de Casier sigla il suo disco più bello dai tempi dell’esordio. Filtrato sempre secondo il gusto odierno, Lifetime obbedisce a un coeso downtempo, perfetto per scivolare nella notte o procrastinare una giornata di dicembre che non vuole partire.
14. Carmen Consoli – Amuri luci

Grande ritorno di Carmen Consoli: la tradizione folk abbraccia la sua terra, la Storia di ieri e di oggi, tra il dialetto siciliano, le influenze latine, greche e arabe, come nel bellissimo singolo di millenario pacifismo anticapitalista con Mahmood. Primo di una trilogia annunciata, speriamo che i successivi dischi possano consegnarci, insieme a questo, le sue opere della piena maturità.
15. Joan Thiele – Joanita

Joanita è il miglior album di Joan Thiele. Come negli altri miei dischi italiani preferiti dell’anno, sembra che la ricerca di ispirazioni genuine e dal nostro folklore facciano la differenza. Qui l’esperienza cinematografica – motivi del compositore Piero Umiliani ripresi e reimmaginati – il pop degli anni ’60, una fluida dose di psichedelia rock, il viaggio e un’estate da gangster, o da cartolina.
16. Ethel Cain – Willoughby Tucker, I’ll Always Love You

Concepito come prequel del precedente Preacher’s Daughter, questo secondo disco ne prosegue la mitologia, in un flusso di americana narcotica, rarefatta e addolorata. La cantautrice quest’anno, dopo un bellissimo EP di ambient drone, è riuscita a rendere nuovamente cool lo slowcore. Se 73:35 sono troppi, concedetevi almeno una delle mie preferite dell’anno, Tempest.
17. Tony Njoku – All Our Knives Are Always Sharp
L’ultimo disco di Tony Njoku, è un perfetta summa del suo afrofuturismo queer: tra modern classical, trip-hop, grime, dub e altre umidità sonore tipiche inglesi. E inglesi – e neri – sono gli artisti che sceglie per farsi accompagnare, fonte d’ispirazione e riferimento, dall’adolescenza a oggi – come Tricky, Gaika, Space Afrika e tanti altri… riposte le armi, si affilano le canzoni.
18. Djrum – Under Tangled Silence
“We go through life. We shed our skins. We become ourselves”. Djrum ha preso in prestito queste parole di Patti Smith per promuovere il suo disco. Dopo aver perso anni di lavoro fondendo il suo hard-disk, con relativo sovraccarico emotivo, Under Tangled Silence è una rinascita: in una foresta di strumentazioni acustiche, è un lento svelare della sua elettronica – IDM – policroma.
19. Billy Woods – Golliwog
Uno dei migliori rapper contemporanei per la qualità delle sue liriche e produzioni, basti citare quel piccolo capolavoro di Aethiopes. Con Golliwog – titolo che rimanda a un personaggio per l’infanzia di fine ‘800, che con il tempo incarnò stereotipi razzisti – torniamo verso quelle sonorità rap orrorifiche, in un’intensificazione della haunted house americana e afropessimismo.
20. Rosalía – Lux

Rosalía prosegue la sua poetica rocambolesca e dopo la sbornia giapponese, tocca alle sante. È gioia per un disco su cui tutti si sono dovuti pronunciare quest’anno e per la coolness di sonorità e riferimenti altresì out, fuor di pop. Riascoltandolo prevale la sensazione che la grande ambizione abbia sacrificato un po’ l’anima del progetto, però, sulla bilancia, tra i miei preferiti.
21. James Massiah – Bounty Law

James Massiah sigla uno dei dischi più belli da un po’ di tempo a questa parte in area weightless grime: sottogenere del rap inglese, notturno e atmosferico, debitore dell’ambient, tanto quanto della elettronica più spinta. Opera breve, sono otto brani per 23:37, è un disco di piccole poesie in musica da crocevia urbano – con uno dei miei brani preferiti dell’anno, Pop Down.
22. Milo J – La vida era más corta

In un’operazione non dissimile a quella de El madrileño di C. Tangana, con il terzo disco di Milo J, ci troviamo dinnanzi a un giovane rapper che si misura con il folklore della propria terra, qui l’Argentina. Anche se non raggiunge le stesse vette eclettiche e gli artisti non sono sempre coinvolti in veri e propri featuring, La vida era más corta non è privo di fascino, anzi.
23. Danny Brown – Stardust
Danny Brown è uno dei rapper statunitensi più obliqui di sempre, che ama sporcarsi le mani con le più svariate sonorità grazie a un flow piuttosto unico e duttile. Con Stardust la materia è dance e pop, in compagnia di diversi artisti che animano il sottosuolo delle avanguardie sonore digitali – come hyperpop – ed elettroniche, in un acidissimo big bang di suoni e voci.
24. FKA twigs – Eusexua / Eusexua Afterglow

Eusexua e il successivo Afterglow sono una raccolta delle sfumature musicali possibili dell’artista inglese, nel suo progetto più diretto, ma anche il primo lievemente derivativo. La proiezione artistica, però, non tradisce mai: dal concept, al neologismo del titolo, alla cura grafica e videomusicale FKA twigs è ancora in grado di dettare la moda, la coolness, dell’avanguardia pop.
25. Marco Castello – Quaglia sovversiva

Uscito in solitaria per la sua Megghiu Suli, in Quaglia sovversiva l’uso del dialetto siciliano si fonde con l’italiano in dieci racconti istintivi, come in presa diretta, stemperati su un delizioso cantautorato dalle sfumature sophisti-pop, di funk e jazz. Con questo disco dicembrino Marco Castello si conferma uno degli ultimi outsider della scena italiana.
Fav songs of the year:
- La Niña – FIGLIA D’ ‘A TEMPESTA
- Javiera Electra – Lágrima del Sol
- Oklou & FKA twigs – Viscus
- Annahstasia – Villain
- Jim Ghedi – Wasteland
- Magdalena Bay – Second Sleep
- Rochelle Jordan – The Boy
- Bad Bunny – DtMF
- James Massiah – Pop Down
- Carmen Consoli feat. Mahmood – La terra di Hamdis
- Ethel Cain – Tempest
- Addison Rae – Headphones On
- Anna Von Hausswolff – Struggle With the Beast
- Nourish by Time – The Passionate Ones
- Charli XCX feat. John Cale – House
- Rosalía feat. Björk & Yves Tumor – Berghain
- billy woods feat. Despot, prod. El-P – Corinthians
- McKinkly Dixon – Listen Gentle
- Σtella – Adagio
- Venerus feat. Marco Castello – Felini
- Djrum – Three Foxes Chasing Each Other
- Clipse feat. Kendrick Lamar – Chains & Whips
- Sara Gioielli – Gioielli neri
- Ichiko Aoba – COLORATURA
- Miley Cyrus – Something Beautiful
